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Mamutzones di Samugheo
DOMENICA 8 FEBBRAIO 2009 - A MAIMONE
 

Si rinnova anche quest'anno la tradizione con i mamutzones per il raduno delle piu' belle e antiche maschere sarde.

Quando ormai è buio, e le fiamme si alzano nel cielo a volerlo riscaldare, si sente sempre più potente, il rumore dei campanacci che si avvicina a "su fogolone". Non si capisce da dove provenga. Fino a che la luce gialla del fuoco non ne sagoma le ombre allungate sui muri. Corna caprine, danzano come le fiamme che vanno ormai a placarsi, e i mamutzones, col ritmo assillante del loro incedere, formano un cerchio e "danzano" per completare il rito.

  

 
Benvenuto nel sito dei Mamutzones di Samugheo

Le maschere di Samugheo sono quelle che conservano maggiormente le caratteristiche da cui traggono origine.. Anche se il loro significato primitivo si è in parte perduto, esse rappresentano un tempo la morte e la rinascita della natura le cui feste si celebravano in quasi tutte le antiche società agrarie. Dioniso, il dio che ogni anno moriva e rinasceva, come la vegetazione, è rappresentato dalla maschera zoomorfa de “S’Urtzu”, che indossa una intera pelle di capro, con la testa attaccata. Il capro era infatti la forma più frequente nella quale il dio si manifestava.



La rappresentazione della sua passione, che in tempi lontani era una cerimonia sacra, in periodo cristiano venne banalizzata e declassata a semplice maschera carnevalesca. In questa forma è giunta fino al nostro secolo. “S’Urtzu”, tenuto per la vita da Su Omadore, il suo guardiano, ogni tanto cade a terra fingendo la passione che precede la sua morte.Le maschere dei “Mamutzones” rappresentavano invece i seguaci di Dioniso. Si vestono di pelli e nascondono il volto con un copricapo di sughero munito di autentiche corna caprine o bovine, cercano di raggiungere l’estasi dionisiaca e lasciandosi possedere dal dio per rendersi simili a lui. Ogni tanto circondano “S’Urtzu” e gli danzano intorno. Un tempo tutti i mamutzones portavano con sé un bastone avvolto di pervinca o di edera, a somiglianza del Tirso. Essendo tale strumento alquanto ingombrante, oggi viene portato solo da qualche maschera e da colui che conduce il gruppo. I sonagli hanno significato apotropaico, vogliono cioè, col loro suono tenere lontani dalla cerimonia gli spiriti del male.

 
Il sacrificio de s urtzu e la danza dei mamutzones

I Mamutzones coperti di pelli di capra, corna grandi su copricapi alti di sughero, sul corpo campanacci, il volto nero di nerofumo, danzano scomposti intorno a s' Urtzu, per metà caprone e per metà uomo, mentre su 'Omadore lo tormenta fino al suo sacrificio. Nel carnevale di Samugheo tornano l'eco e i simboli di antichissimi riti pagani. Per capire il carnevale di Samugheo bisogna rifarsi alle credenze, ai miti e ai riti della cultura pastorale tipica della Sardegna centrale. Il significato delle maschere di Samugheo appartiene al sacro e al profano insieme. Tutte le maschere, a Samugheo, cominciano a comparire in occasione della festa di Sant'Antonio abate, richiamate in piazza attorno al fuoco e pronte a sfilare per le vie del paese.


La festa del carnevale si protraeva fino ai primi riti della quaresima, confondendo gli strepiti e le abbuffate di zeppole e vino agli austeri rituali annuncianti la Pasqua.Secondo Dolores Turchi, studiosa di tradizioni popolari, nelle maschere di Samugheo sono evidenti le tracce degli antichi culti del Mediterraneo arcaico, in particolare il culto del dio Dioniso. Anzi, secondo la Turchi, il Carnevale sardo tutto è la "commemorazione di Dioniso che ogni anno rinasceva a Primavera come la vegetazione" (Maschere, Miti e feste della Sardegna; Dolores Turchi - Newton Compton).
 
© Associazione Culturale Mamutzones de Samugheo.